Appunto, pensieri in festa; senza capo né coda, liberi di andare e venire.
Pensieri del primo giorno dell’anno.
Ricordi di un tempo ormai lontano, anni, decenni anzi, che sfumano e riacquistano vita, come immagini prodotte da una lampada stroboscopica.
Guardo fuori dalla finestra, è giorno, splende un pallido sole; lontano, sulla strada principale, passano rare le macchine; in paese, strade deserte. Nessuno, tutti a letto a “riprendersi” delle fatiche della notte di Capodanno.
Mi vengono alla mente i capodanni della mia fanciullezza, le risatine soffocate che si sentivano al risveglio dietro le porte delle camere delle “donne” di casa che restavano chiuse fino a che il “maschietto” andava a augurare il buon anno, chè portava male se la prima persona che vedevi era una donna.
In tinello già pronto il tavolo con la bottiglia del marsala, lo zabaione, la ciambella, i biscotti; papà seduto a capotavola con i suoi quotidiani, l’Unità, l’Avanti, il Gazzettino, l’immancabile toscano acceso, che scorre distrattamente le pagine e sembra aspettare qualcosa.
Il campanello suona, cominciano ad arrivare amici e conoscenti, tutti rigorosamente maschi, ad augurare il Buon Anno, un bicchierino di marsala, un biscotto, quattro chiacchiere e poi un saluto, una stretta di mano e via, verso la prossima tappa; un pellegrinaggio di auguri e saluti che coinvolge tutta la cittadina.
E la voglia di diventare “grande” per poter andare anche tu a fare il giro degli auguri con il fratello maggiore, e poi una volta diventato davvero “grande” il non poterlo/volerlo fare perchè così hanno voluto i casi della vita…
Anni dopo, altro paese, lo stesso che ora vedo dalla finestra; vicino alla porta di casa un cesto di dolciumi e caramelle e un piatto colmo di spiccioli, cinquanta e cento lire; le strade risuonano di voci giovani, gruppi di due o tre ragazzi (non di più perché non conviene) vanno di casa in casa; suonano, il più intraprendente si fa avanti e: “Bonin bonanno, auguri per tuto l’anno!” e contemporaneamente tende la mano a ricevere la mancia e i dolcetti; ancora qualche amico viene a porgere gli auguri, ma è abitudine sempre più rara.
Riguardo dalla finestra, le strade sono sempre deserte, ogni tanto rompono il silenzio della casa i trilli dei cellulari che avvisano dell’arrivo di sms di auguri, moderni succedanei delle strette di mano; imparziali e asessuati, annunciano che il monopolio maschile del BUON ANNO è finito.
E almeno questa è cosa buona.
Un augurio sincero che quello che va ad iniziare sia davvero per tutti un Buon Anno.





