Dopo tanto…

Dopo tanto tempo mi decido a scrivere qualcosa, anzi a mandarvi un saluto e postare due piccole (?) mie immagini e una veloce riflessione: davvero oggi nelle nostre strade si può incontrare di tutto, perfino chiocciole giganti aliene blu che conversano con i mascheroni delle case:

Treviso - E tu chi sei? (Arredo urbano)

Per fortuna in altre strade si trovano dolci musici e ballerine che ci rincuorano con la loro musica e sguardi:

FERRARA BUSKERS 2010

Ciao e a presto

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STANCHEZZA ?

 vermeer_art-painting


Assente dai blog da un po’ di tempo, diciamo per stanchezza, poca motivazione, forse desiderio di cose nuove, mi sono imposto oggi di fare visita almeno ai blog “amici” che sono presenti nei miei link, ed ho scoperto che non solo i miei sono dormienti, ecco l’elenco dei blog e la data dell’ultimo post:

 

"Al cavallino bianco"  15 marzo 2008
…mangino brioches…  08 aprile 2008
Anime in Immagini  DATA NON RILEVABILE
coffee break  24 marzo 2008
colfavoredellenebbie  07 MAGGIO 2008
farolit  25 marzo 2008
Grande Mare Blog  24 aprile 2008
Ihadadream  31 dicembre 2007
il paese delle scimmie  13 MAGGIO 2008
Il signore delle stelle  02 MAGGIO 2008
incanto notturno  12 MAGGIO 2008
L’altra parte di me  12 aprile 2008
l’ultima sigaretta  12 MAGGIO 2008
Les yeux dans les yeux  07 MAGGIO 2008
nomade  22 marzo 2008
non solo poesia  17 dicembre 2007
panedigranoduro  28 aprile 2008
perlasmarrita  13 MAGGIO 2008
Poeti Per Caso  22 febbraio 2008
Popoblog  12 MAGGIO 2008
spartaus  17 febbraio 2008
Vi racconto…  11 MAGGIO 2008

Se mal comune è mezzo gaudio non lo so, spero torni la voglia di scrivere (e gli argomenti!)


RISVEGLIO???

magnolia,  particolare
FIORITURA INCOMPIUTA

Nel mio giardino c’è un albero, grande, più alto della casa, una magnolia, della specie a foglie caduche.

Strano è il destino di questo magnifico albero, ogni anno in questo periodo si accinge a mostrarsi in tutta la sua bellezza, i rami si caricano di gemme e boccioli, questi ultimi lentamente si schiudono e si aprono; per qualche ora una fiamma rosa si leva a illuminare il giardino…; sì avete capito bene, qualche ora, perchè sembra incredibile, ma dopo che ha aperto tutti, o quasi, i suoi fiori un dispettoso Giove Pluvio, forse geloso di tanta luce, fa oscurare il cielo, arrivano pioggia e lampi, si alza un vento freddo che percuote la timida magnolia.

Impaurita, piange tutti i suoi petali rosa in un tappeto morbido e fugace.

Considerato che tutto ciò avviene abbastanza regolarmente, e anche oggi il cielo si è oscurato, ho voluto fermare in alcune foto questo attimo di bellezza, che solo pochi passerotti infreddoliti hanno potuto godere.

magnolia  e passerotto

RISVEGLIO

L’ALBERO RONZANTE

Nel nostro giardino abbiamo una pianta di  mimosa che ha ormai abbondantemente superato i due metri di altezza; considerata la latitudine in cui viviamo l’abbiamo collocata nell’angolo più riparato e trascorre i mesi da novembre a marzo “infagottata” in un ingombrante bozzolo di tessuto/non tessuto.

Solitamente emerge da questo involucro ai primi di marzo, ma quest’anno, complice la gelida perturbazione  che ha fatto tornare le minime notturne sotto lo zero, è rimasta fino a ieri nel suo telo, e gran parte dei suoi fiori si sono aperti nel chiuso della protezione; quello era un angolo di giardino silenzioso, dormiente.

Una volta aperto il bozzolo e permesso ai rami e ai fiori di allargarsi liberamente, un’esplosione di giallo e verde ha occupato quel pezzo di prato; un timido ronzio, quasi incredula di fronte a tanta abbondanza si avvicina un’ape, tocca qua e là, si posa si tuffa riparte veloce; un ronzio più profondo, si avvicina lento e maestoso un grosso calabrone; un ronzio più acuto, ecco un’agile e sinuosa vespa: in breve un concerto in cui si fondono le note più diverse si leva a fugare il silenzio, è il risveglio, è arrivata la primavera.


ps: le foto le ho scattate oggi alla mia mimosa e ai suoi ospiti

Pensieri…

…di un giorno di festa.

 

 Appunto, pensieri in festa; senza capo né coda, liberi di andare e venire.

 Pensieri del primo giorno dell’anno. Ricordi di un tempo ormai lontano, anni, decenni anzi, che sfumano e riacquistano vita, come immagini prodotte da una lampada stroboscopica.

 Guardo fuori dalla finestra, è giorno, splende un pallido sole; lontano, sulla strada principale, passano rare le macchine; in paese, strade deserte. Nessuno, tutti a letto a “riprendersi” delle fatiche della notte di Capodanno.

 Mi vengono alla mente i capodanni della mia fanciullezza, le risatine soffocate che si sentivano al risveglio dietro le porte delle camere delle “donne” di casa che restavano chiuse fino a che il “maschietto” andava a augurare il buon anno, chè portava male se la prima persona che vedevi era una donna.

 In tinello già pronto il tavolo con la bottiglia del marsala, lo zabaione, la ciambella, i biscotti; papà seduto a capotavola con i suoi quotidiani, l’Unità, l’Avanti, il Gazzettino, l’immancabile toscano acceso, che scorre distrattamente le pagine e sembra aspettare qualcosa.

 Il campanello suona, cominciano ad arrivare amici e conoscenti, tutti rigorosamente maschi, ad augurare il Buon Anno, un bicchierino di marsala, un biscotto, quattro chiacchiere e poi un saluto, una stretta di mano e via, verso la prossima tappa; un pellegrinaggio di auguri e saluti che coinvolge tutta la cittadina.

 Anni dopo, altro paese, lo stesso che ora vedo dalla finestra; vicino alla porta di casa un cesto di dolciumi e caramelle e un piatto colmo di spiccioli, cinquanta e cento lire; le strade risuonano di voci giovani, gruppi di due o tre ragazzi (non di più perché non conviene) vanno di casa in casa; suonano, il più intraprendente si fa avanti e: “Bonin bonanno, auguri per tuto l’anno!” e contemporaneamente tende la mano a ricevere la mancia e i dolcetti; ancora qualche amico viene a porgere gli auguri, ma è abitudine sempre più rara.

 Riguardo dalla finestra, le strade sono sempre deserte,  ogni tanto rompono il silenzio della casa i trilli dei cellulari che avvisano dell’arrivo di sms di auguri, moderni succedanei delle strette di mano; imparziali e asessuati, annunciano che il monopolio maschile del BUON ANNO è finito.

 E almeno questa è cosa buona.

 Buon Anno

 

 

ATTORNO AL FUOCO

FAVOLA (?) MODERNA

 Oggi 21 dicembre è il solstizio d’inverno e la notte che ci aspetta è la più lunga dell’anno.

Quale modo migliore di occupare queste ore di buio del raccogliersi attorno al focolare e raccontarsi delle favole alla rossa luce della fiamma?

 C’era una volta l’amministrazione pubblica di una città (città città, intendiamoci bene, con tanto di decreto del Presidente della Repubblica ad attestarlo) che necessitava di ampliare il proprio organico, le mancavano due impiegati (oggi non si chiamano più in modo così piatto, ma per comodità usiamo questo termine) e si decise di provvedere.

 Fu quindi indetto un pubblico concorso per soli esami, il titolo richiesto era la licenza di scuola media superiore, banditori portarono la notizia del bando per ogni dove della nazione, i pretendenti ai due posti erano alcune centinaia, la maggior parte provvisti di laurea.

 Venne il giorno degli scritti, delle centinaia solo poche decine superarono la prova e furono ammessi agli orali; venne il giorno degli orali e sorpresa… dei superstiti nessuno risultò idoneo.

 Quale onta per le Università della nazione che sfornano laureati addirittura non idonei a ricoprire il ruolo di impiegati (o come si chiamano) in una pubblica amministrazione!

 Voci maligne e inattendibili sussurrano che ci fossero due candidati più candidati degli altri, uno si sarebbe perso allo scritto l’altro avrebbe fatto un orale disastroso; morale, bè la lascio a voi.

 Buone Feste

GIOCHINO GIOCHINO

mistero1

DIVERTIAMOCI

BlackLace in un commento a un post precedente si chiedeva: non si gioca mai qui?
Ha ragione, bisogna giocare, non si può essere sempre seri (o peggio seriosi).
Vi propongo quindi un giochino semplice semplice, un’immagine (una mia foto) con un rettangolo nero.
Non dovete indovinare cosa rappresenta la foto o cosa si cela dietro il punto interrogativo (forse non c’è niente!), vi chiedo solo cosa vi suggerisce questa immagine, la storia che  VOI  vedete qui rappresentata.
LUI è un gatto nero…

COSA O CHE STORIA VEDETE QUI?
COSA O CHI SI NASCONDE NEL RIQUADRO NERO?

mistero
    Il premio?
Il piacere di aver partecipato

.

DIVAGAZIONI

Pensieri in libertà,   parole a ruota libera…

 

L’alba è nebbiosa grigia quasi invernale, poi a poco a poco il sole la dissolve e si tramuta in afa umida greve pesante, che rende lenti e difficili i movimenti, gelatina vischiosa che rallenta i pensieri e il tempo.

Percorrendo le strade arginali si vedono le distese dei campi ancora colmi di rigidi steli di frumento non ancora trebbiato, poi all’improvviso una scura nube di polvere si fa avanti e si apre facendo intravedere un mostro enorme sbuffante rumoroso che mastica indifferente le piante, ogni tanto fa una sosta e si avvicina a una carretta (così sono chiamati qui i rimorchi dei trattori a sponde alte) e da una lunga proboscide cade una pioggia dorata di chicchi; e sono solo due le persone presenti, mute, al lavoro: il trebbiatore e il contadino.

E la mente torna indietro negli anni quando ancora bambino la trebbiatura (ma del grano) era festa e lavoro di tanti. Dei trebbiatori che in lunghe file tagliavano gli steli, avanzando all’unisono fino a raggiungere il limitare del campo dove un filare di alberi alti e ombrosi era pretesto per un attimo di sosta e riposo, per una allegra battuta, per un’occhiata, per un sorriso. Di chi legava le spighe tagliate e le portava sull’aia (sul “seleze”) dove troneggiava la rossa mole imponente della trebbia, legata con la lunga cinghia di cuoio alla grande ruota dello sbuffante Landini che forniva la forza necessaria. Di chi sollevava il grano fino alla bocca della trebbia, che poi distribuiva equanime polvere paglia grano fatica.

Altri tempi, certo, rimpianti, certo.  

GRANITA



A GENTILE RICHIESTA

Come ha gentilmente richiesto la nostra amica Sally00, mi permetto di offrire ai visitatori di questo blog una magnifica granita di Avola alla mandorla con brioscia.

Per completare, le notizie che ho trovato su Wikipedia alla voce "Granita".

In alternativa, una granita alla menta. Buon rinfresco!


Granita

La granita siciliana o simplicimenti granita, comu li gilati, è n’alimentu rufriscanti. Ntâ sò ricetta basi si cumponi di acqua, zùccaru e lumìa, ma altirnativamenti la lumìa pò essiri scanciata cu mènnuli a puzzuddi, café, o autri issenzî.

La priparazzioni

La priparazzioni dâ granita dumanna tanticchia di cura, pirchì la cunsistenza crimusa dâ granita si pruduci rumuniannu cuntinuamenti la cumposizzioni di basi, nzinu a quannu perdi la sò cunsistenza lìquida pi aduttari na cunsistenza granulusa.

Si servi nta nu biccheri di vitru trasparenti, e s’accumpagna beni cu na briosci. In Sicilia la granita câ briosci è spissu apprizzata comu eccillenti culazzioni.

La ricetta: ogni 3 biccheri d’acqua unu di zùccaru, quadiari a focu lentu e doppu mèttiri nta un frigu in biccheri di carta pi un jornu.

Estrattu di "http://scn.wikipedia.org/wiki/Granita"

Catigurìa: Cucina

SAGGIO CONSIGLIO

Un’amica, con la mia stessa passione dei libri e in più la voglia di frugare nelle bancherelle ai mercatini, mi ha fatto dono di un delizioso libro, un’edizione scolastica del 1932 delle Memorie di Carlo Goldoni, tradotta e curata da Dino Provenzal.

 Prendere in mano quel libro è stato un tornare immediato agli anni del Ginnasio, toccare quelle pagine dal formato irregolare, con i bordi tagliati dal tagliacarte, o dal coltello da cucina, incombenza faticosa e polverosa di ogni inizio anno scolastico per rendere i libri “tonsi”, è stato aprire una finestra sul passato.

 Ho riletto con piacere quelle pagine di Goldoni ormai dimenticate; voglio riportarvi un brano, riferito alla sua vita a Parigi, che mi sembra quanto mai attuale:

 

A volte càpita a me, come a tutti, di aver la testa occupata da qualcosa che mi può ritardare il sonno: in quei casi ho un rimedio sicuro per addormentarmi. Eccolo: io avevo da lungo tempo pensato di fare un vocabolario del dialetto veneziano e ne avevo già data notizia al pubblico che l’aspetta ancora. Mi ero accorto che, lavorando a quell’opera noiosa e antipatica, mi addormentavo. La piantai in asso e trassi profitto dalla sua efficacia narcotica. Ogni volta che sento l’animo agitato per qualche causa morale, prendo a caso una parola della mia lingua materna, la traduco in toscano e francese, passo in rassegna allo stesso modo le parole che seguono in ordine alfabetico: sono certo d’essere addormentato alla terza o alla quarta traduzione.

Il mio sonnifero non ha sbagliato mai.

Del resto non è difficile dimostrare la causa e l’effetto di questo fenomeno. Un’idea imbarazzante ha bisogno d’essere sostituita da un’altra opposta o indifferente. Appena calmata l’agitazione dello spirito, i sensi ritornano tranquilli e il sonno li assopisce.