C’era

C'era

C'era, un po' in ombra, il focolaio; aveva
arnesi, intorno, di rame. Su quello
si chinava la madre col soffietto,
e uscivano faville.

C'era nel mezzo una tavola dove
versava antica donna le provviste.
Il mattarello vi allungava a tondo
la pasta molle.

C'era, dipinta di verde, una stia,
e la gallina in libertà raspava.
Due mastelli, là sopra, riflettevano,
colmi, gli oggetti.

C'era, mal visto nel luogo, un fanciullo.
Le sue speranze assieme alle faville
del focolaio si alzavano. Alcuna
- guarda! – è rimasta.

Umberto Saba
da "Il canzoniere", Einaudi Tascabili, 2004

  J.F. Millet – Serata d'inverno
 

ERMENGARDA

chagall - le porte del camposanto

CORO

[...]

Sgombra, o gentil, dall’ansia
mente i terrestri ardori;
leva all’Eterno un candido
pensier d’offerta, e muori:
nel suol che dee la tenera
tua spoglia ricoprir,

altre infelici dormono,
che il duol consunse; orbate
spose dal brando, e vergini
indarno fidanzate;
madri, che i nati videro
trafitti impallidir.

Te dalla rea progenie
degli oppressor discesa,
cui fu prodezza il numero
cui fu ragion l’offesa,
e dritto il sangue, e gloria
il non aver pietà,

te collocò la provida
sventura in fra gli oppressi:
muori compianta e placida;
scendi a dormir con essi:
alle incolpate ceneri
nessuno insulterà.

[...]

Alessandro Manzoni, "Adelchi", Atto IV Scena I 
Marc Chagall, Le porte del camposanto

ODI E INNI



Alla cometa di Halley

I

O tu, stella randagia, astro disperso,
che forse cerchi, nel tuo folle andare,
la porta onde fuggir dall’universo!

Le stelle, quando la tua face appare,
impallidiscono; ansa nei pianeti
l’intimo fuoco, alto s’impenna il mare.

Escono le sibille dai segreti
antri d’Uràno. In riva dei canali
di Marte, in pianto, passano i profeti.

Pieno di pianto è il cielo de’ mortali
figli del Sole; e sangue rosso piove
nella penombra, a man a man che sali,

degli astri attorno al semispento Giove.

II

O tu, ricordi questa terra nera?
Volgono appena otto anni tuoi, da quando
tu lo vedesti, in una cupa sera,

un della Terra. Andava solo, errando,
senza speranza, col bordone in mano,
ma senza meta, dalla patria in bando

e da sé stesso: e nel cammin suo vano
ei s’arrestava, mentre l’ombra queta
calava, udendo un mesto suon lontano.

E dagli abissi uscita allor, Cometa,
tu fiammeggiavi lunga all’orizzonte.
Udiva il suon lontano di compieta,

che par che pianga. E lo toccasti in fronte.

III

Le stelle impallidirono. Non v’era
altro che te nel cupo cielo esangue
che tu sferzavi con la tua criniera.

Tu tra i pianeti e i Soli, eri com’angue
che uccide e passa. A questa nera Terra
dicevi il tristo ribollir del sangue,

l’ombre vaganti, i gridi da sotterra,
tutti gli affanni, tutte le sventure,
tutti i delitti: incendi, stragi, guerra.

All’uomo, dietro le montagne oscure
e gl’irti rocchi, tu mostravi un luogo:
la sua città. Razzavi come scure

e fumigavi lenta come un rogo.

IV

Egli guardò. Non vide che una selva
oscura, e sopra il sonno delle genti
del mondo reo sentì latrar la belva.

Vide l’abisso con racchiusi i venti,
le fiamme e il gelo, e la perpetua romba
delle grandi acque, e lo stridor dei denti.

Udì l’alto silenzio che rimbomba
eternamente; e il lume del sentiero
scòrse, ch’è tra le stelle e la gran tomba.

Egli era il peregrino del Mistero.
E tu la morte gli accennasti, ed esso
la vide, e l’abbracciò col suo pensiero,

e sì l’uccise nel potente amplesso.

V

Ma tu sdegnosa ti spargevi avanti,
torva Cometa, in un diluvio rosso
le miche accese d’altri mondi infranti.

Dante era l’uomo. E tu dicevi: – Io posso
spezzarti, o Terra. E niuno saprà mai
che v’era un globo, ora da me percosso,

nei freddi cieli. Ti disperderai
come una grigia nuvola d’incenso,
o nera Terra! E tu, Ombra, che stai? –

Stava. Egli solo nello spazio immenso
stava a te contro, a guardia degli umani,
astro di morte. – Io mi son un che penso –

egli diceva – e sempre è il mio domani –.

VI

Tu gli solcasti della tua minaccia
la dura fronte; e il pensator terreno
le mani aperse ed allargò le braccia.

E immobilmente ascese tra il baleno
delle tue scheggie, ascese senza fine,
come in un plenilunïo sereno.

Gli si frangean, col croscio di ruine,
bolidi intorno; in polvere lucente
ridotto il cosmo gli piovea sul crine.

Negli occhi aperti, accese appena e spente,
morian le stelle. E Dante fu nessuno.
Terra non più, Cielo non più, ma il Niente.

Il Niente o il Tutto: un raggio, un punto, l’Uno.

Giovanni Pascoli – Gennaio 1910.

ALLA COMETA DI HALLEY
Anche questa tolta dal «Marzocco», aveva queste parole:
«a R. Davidsohn che ispirò, anzi dittò »
.

Anche Giotto rappresenta la Cometa di Halley:

2 NOVEMBRE

cimitero di guerra

ALLA MORTE

 

Morire sì,

non essere aggrediti dalla morte.

Morire persuasi che un siffatto viaggio sia il migliore.

E in quell’ultimo istante essere allegri

come quando si contano i minuti

dell’orologio della stazione

e ognuno vale un secolo.

 

Vincenzo Cardarelli (1887-1959)
"Cimitero di guerra" immagine di Farsergio

 

Questa poesia l’avevo scritta a luglio del 2005
per un mio carissimo amico.
Dopo 2 mesi è morto nel modo
che io avevo sognato per lui


QUANDO LA MORTE TI PORTERA’ VIA,
SPERO LO FACCIA CON DOLCEZZA.
VORREI CHE ARRIVASSE DI NOTTE
E TI AVVOLGESSE COME UNA CAREZZA.
VORREI CHE TI PRENDESSE NEL SONNO
E CHE TU NON TE NE RENDESSI CONTO.
VORREI ESSERE LI’ A SPIARE DI NASCOSTO
IL TUO ULTIMO SOSPIRO,
POI ATTENDEREI IL MIO MOMENTO
PER VENIRTI INCONTRO…

Daniela

VERSI SCIOLTI

corot lago

LEGGO DENTRO DI ME,
MA NON TROVO PAROLE.
IL VUOTO SI FA STRADA
E SI RIEMPIE DI SILENZI.
SONO AD UNA SVOLTA…
UNA SVOLTA "OBBLIGATA",
NON "SCELTA"…
MI RIBELLO CON FORZA,
MA NON BASTA.
IL MOMENTO FINALE E’ GIUNTO
E CALA SU DI ME
COME UN SIPARIO.
INTANTO LA NOTTE
VIENE AVANTI E IO
CERCO DI VIVERLA.

…………………………………………………….

COME IL SOLE CHE SI ALZA AL MATTINO,
COME NUVOLA CHE VAGA NEL CIELO,
COME STELLA CHE ILLUMINA IL CAMMINO…
COSI’ SON IO, QUANDO TI HO VICINO.

……………………………………………………..

QUESTO AMORE NATO SULLE NOTE DI UNA CANZONE
QUESTO AMORE CHIUSO FRA LE TUE BRACCIA E QUATTRO MURA
QUESTO AMORE SOLITARIO CHE MI FA PAURA…
QUESTO AMORE!

QUESTO AMORE COLORATO COME UN ARCOBALENO
QUESTO AMORE CHE SA DI ERBA SELVATICA E DI FIENO
QUESTO AMORE CHE TI SA AMARE SENZA POSA…
QUESTO AMORE!

QUESTO AMORE CHE HA RIEMPITO LA MIA VITA
QUESTO AMORE DI UNA STORIA MAI FINITA
QUESTO AMORE CHE RESISTE E SI FA GRANDE…
QUESTO AMORE!

……………………………………………………..

PREGHIERE PER TUTTI I GUSTI

S.TOBIA -quando ca so cussì, me ciaparia su e ‘ndaria via

S.EMERENZIANA -ca non me movo, l’è quasi ‘na stimana

S.TOMMASO -no se pole proprio dire ca non gabia naso!

S.LUCIA -sa podesse a ‘ndaria via

S.RAFFAELE -col bruto tempo a me se ingropa le budele

S.EDOARDO -ora a ghè fredo e ora a ghè caldo

S.GIULIANA-mejo le braghe de la sotana

S. FRANCESCO D’ASSISI – a le tajadele a preferisso i risi

S.TUTI DEL PARADISO -vedio come ca fa presto a tornarme el soriso?

S. TERESA DEL B.GESU’- a ve prometo che robe tristi a non gh’in scrivo piu’

S.DONATA – ve auguro de cuore ‘na bona giornata

Daniela Zampirollo

AI NIPOTI

nonni

I NONNI

TI VOGLIONO BENE SENZA RISERVE.

TI ACCOMPAGNANO NEL LUNGO CAMMINO DELLA VITA.

METTONO LA LORO ESPERIENZA AL TUO SERVIZIO.

TI CONCEDONO SPESSO UN QUALCHE VIZIO.

CHIEDONO POCO, MA TI DANNO TANTO.

"E’ MIO NIPOTE", DICONO,

E PER LORO E’ UN VANTO.

SI SENTONO PARI A TE, NON C’E’ DIFFERENZA!

TI RACCONTANO LE STORIE CON TANTA PAZIENZA.

TENGONO NASCOSTE LE TUE BIRICHINATE.

SI ADDOSSANO LE COLPE PER EVITARTI LE SGRIDATE.

TI STRIZZANO L’OCCHIO, QUASI A VOLER DIRE

CHE FRA TE E LORO,CI SI FA PRESTO, A CAPIRE!

TI CONSOLANO SEMPRE,STRINGENDOTI FORTE-FORTE.

UNA SOLA COSA,TEMONO, ED E’ LA MORTE.

IL MOTIVO DI QUESTA PAURA E’ UNO, SOLAMENTE.

TEMONO CHE DI LORO NON RIMANGA POI PIU’ NIENTE…

MA NON E’ COSI’, PERCHE’ CIO’ CHE TI LASCIANO

E’ UNA GRANDE EREDITA’,

FATTA DI PRINCIPI, BUONI SENTIMENTI E TANTA ONESTA’.

TI RESTERA’ IL RICORDO DEL TEMPO CHE TI HANNO DEDICATO

E DI TUTTO L’IMMENSO AMORE, CHE TI HANNO REGALATO.

TI RESTERA’ LA LORO TOTALE DEDIZIONE, LA VOSTRA COMPLICITA’,

IL VOLERTI SEMPRE SCUSARE…LA LORO GRANDE BONTA’.

L’AMORE DEI NONNI E’ TOTALE E SENZA RISERVA ALCUNA.

NON HANNO ORMAI PIU’ NIENTE, DA PERDERE…

NON HANNO PIU’ PAURA!!!

Daniela Zampirollo

matilde

A MATILDE


SCRIVO DI TE, PICCOLA MATILDE
SCRIVO DI GIOIA, DI CIELO AZZURRO,
DI PROFUMO DI FIORI,
DI CALDO SOLE CHE
ILLUMINA E RISCALDA
I CUORI.
SCRIVO DI LEGGERA FARFALLA,
SCRIVO DI AMORI,
DI ACQUA FRESCA DI RUSCELLO,
DI SILENZIOSA ALBA CHE ARRIVA.
SCRIVO DI CAMPANE
CHE SUONANO A FESTA…
SCRIVO CON LA GIOIA
CHE NEL CUORE RESTA.
COLORATA

Daniela Zampirollo
"Matilde", collage di Farsergio

Ringrazio Daniela per avere voluto dedicare questi versi alla mia nipotina

CARTOLINA

oltre


LASCIAMI ANDARE

Lasciami andare…
Oltre le cime dei monti,
oltre i prati fioriti,
oltre i campi più estesi…
lasciami andare!

Io ti sarò vicina
anche se lontana,
veglierò su di te
e ti terrò per mano
ma… lasciami andare!

I miei raggi ti faranno luce,
il mio sorriso ti renderà felice
nei momenti più tristi…
ti scalderò col mio calore,
ma tu… lasciami andare!!

Daniela Zampirollo; Asiago, Agosto 2007
“Oltre”, immagine di Farsergio

SERA

imbrunire

SI FA SERA

UNA TRISTE MALINCONIA
SI IMPOSSESSA DI ME.
LA SENTO, SI FA STRADA.
MI PRENDE TUTTA,
MI TOGLIE LA VOGLIA
DI DIRE…DI FARE…
NON MI DA’ TREGUA.
E’ COME UN POLIPO,
CHE ALLUNGA VERSO DI ME
I SUOI TENTACOLI.
SENSAZIONE TREMENDA,
CHE NON MI LASCIA SCAMPO.
NON HO NEANCHE PIU’
LA FORZA DI REAGIRE.
E, INTANTO, SI FA SERA


Daniela Zampirollo
"Imbrunire" immagine di Farsergio

BUIO

buio

 IL BUIO

ADORO, IL BUIO.
ADORO, IL BUIO DELLA NOTTE…
PIENO DI SILENZI,
DI OMBRE DIMENTICATE,
DI RUMORI LEGGERI,
ASSONNATI…
MI PIACE PERDERMI,
IN QUESTO OSCURO MARE.
MI PIACE PERDERMI…
PER POI POTERMI RITROVARE!

Daniela Zampirollo
"Notte", immagine di Farsergio