Oggi, 11 giugno, è il compleanno di mia madre, o meglio lo sarebbe se fosse ancora con noi.
Clara, di Lorenzo, impiegato, e di Malvina, nata l’11/06/1904, recitano scarni i registri dell’epoca.
E se devo dire il vero, non sono molte di più le cose che io so sulla loro famiglia; io, il piccolo di casa, nato nell’immediato dopoguerra, con i fratelli già liceali, papà e mamma già maturi, non ho avuto la curiosità di chiedere, e negli anni della mia maturità mia mamma, già chiusa e taciturna di carattere, non voleva parlare della sua gioventù e della sua famiglia, e chi aveva condiviso con lei quegli anni non c’era più; o meglio, era rimasta una sua carissima amica, quasi una sorella, di qualche anno più anziana, che si era fatta suora, si vedevano una volta all’anno, poi l’età e la lontanaza le ha definitivamente separate.
Eppure quando passo davanti alle loro foto spesso sento l’impulso di cercare, di approfondire, di sapere, in fondo di conoscere meglio questi nonni e questa giovinetta di cui non so nulla, specie quando sento mia moglie parlare dei suoi nonni, di cui sa tutto e che ha anche conosciuto.
Io di loro so solo: Lorenzo, impiegato, e Malvina.
Entrambi morti giovani, lasciando cinque figli: Mario, Renzo, Guido, Sante e Clara, la più piccola; Mario, ufficiale dei mitraglieri, muore in combattimento nel 1918, è sepolto nel sacrario di Redipuglia, Renzo, ora capofamiglia, prende le redini della casa, occupa il posto del defunto padre nella locale banca, anche Guido lavorerà in banca, Clara andrà in un collegio di suore dove frequenterà le elementari, le medie e il ginnasio, poi il liceo classico a Faenza.
Si iscrive a Bologna alla facoltà di Chimica, in quegli anni conosce un giovane socialista, studente di medicina, e nonostante l’opposizione iniziale delle famiglie il loro rapporto continua, e dopo la laurea quasi immediato il matrimonio; è il 1929, sono anni difficili per la crisi che percorre tutto il mondo; mio padre accetta un incarico di medico condotto che lo porterà in uno sperduto paese del delta ferrarese, tra paludi, nebbie e zanzare,(tra l’altro è stato uno dei pionieri della lotta alla malaria, e mio fratello conservava ancora dei vetrini per microscopio da lui realizzati studiando appunto il plasmodio della malaria) spostandosi con cavallo, carri trainati da buoi, barche.
Clara si ritrova con suo marito in questo luogo isolato, senza poter mettere a frutto i suoi studi, solo moglie e presto madre, in rapida successione nascono i miei fratelli, Maria Dora e Lorenzo; si avvicina la seconda guerra mondiale, papà è richiamato e mandato, come medico, in un ospedale militare; la famiglia lo segue in quella città e lì resteranno fino al settembre 1943, quando torneranno alle rive del Po.
Al termine della guerra mia madre decide di riprendere il suo lavoro di farmacista e si spostano sulla riva veneta del grande fiume, e lì sono nato io; però non finiscono le traversie della famiglia materna: Guido, gravemente malato, muore durante un’operazione chirurgica; Sante, il fratello giovane quasi suo coetaneo, parte per l’Australia, da dove tornerà solo trent’anni dopo.
Ma qui termino, il resto è storia che conosco per esperienza diretta; ecco, queste sono le mie radici, almeno per quanto mi è stato raccontato; non è escluso che un giorno o l’altro io vada a verificare e a conoscere la loro realtà.
Ovunque tu sia, buon compleanno, mamma.